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Parliamo della coppetta mestruale

Da un po’ di anni ormai si parla della coppetta mestruale, cioè di un metodo alternativo agli assorbenti interni ed esterni, per la gestione del flusso mestruale. Per chi ancora non sa di cosa si tratta la coppetta mestruale è una barriera in silicone anallergico, a forma di coppa, appunto, che si inserisce all’interno della vagina e raccoglie il sangue.
Dicevo che ormai sono poche le persone che non sanno cosa sia la coppetta, ma sono invece ancora in molti a non usarla. Di solito, chi la usa ne parla molto bene, affermando che si tratta di una vera e propria svolta nella vita quotidiana durante le mestruazioni, per diversi fattori. Secondo uno studio del 2011 il 91% delle ragazze che ha provato la coppetta la consiglia alle amiche. Esistono a questo proposito diversi video su YouTube in cui le ragazze decidono di spiegare come mai la coppetta mestruale è meglio di tutti gli altri metodi.

Tanto per iniziare infatti la coppetta mestruale è economica: ha un costo che varia tra i 15 e i 25 euro, e dura anche 10 anni. Se calcoliamo quanto spendiamo mensilmente per gli assorbenti, risulta subito evidente che con un solo ciclo avremmo già ammortizzato il costo della coppetta. Non solo, ma il fatto che non sia usa e getta e che abbia una durata così lunga, la rende anche ecologica. Senza contare che ha la comodità degli assorbenti interni senza avere tutti i possibili lati negativi che hanno i tamponi, e di cui parlano spesso le donne che decidono di non usarli: dicono che sono scomodi, che sono dannosi per la salute perché possono provocare allergie e che spesso le modalità di inserimento sono poco intuitive.

Nonostante tutti questi lati positivi i numeri parlano molto chiaro circa lo scarso utilizzo della coppetta mestruale: il 98% delle donne gestisce il proprio ciclo mestruale con assorbenti interni o esterni, mentre solo il 2% usa metodi alternativi, tra cui anche la coppetta. Come mai siamo così resistenti a utilizzarla? Potremmo pensare che parte delle nostre titubanze sia legata al fatto che ci sembra un metodo nuovo e che come tale provochi un po’ di diffidenza. Io stessa sono stata convinta fino a poco tempo fa che la coppetta esistesse da qualche anno e basta. Non è così. La coppetta mestruale ha una storia lunga, tanto quanto i tamponi, che – prima di arrivare a capire come mai è così poco utilizzata – merita di essere raccontata.

La storia

La storia della coppetta si intreccia a una serie di altre storie: da quella degli assorbenti, a quella della moda fino ad arrivare a quella relativa al modo in cui è stato concepito il ciclo mestruale.
Sappiamo bene che le mestruazioni sono state storicamente oggetto di uno dei pregiudizi più radicati sulle donne: considerate simbolo dell’inferiorità e della debolezza femminile a lungo sono state un vero e proprio tabù di cui era meglio non parlare. Il problema del flusso mestruale e la ricerca di un metodo che fosse comodo e permettesse alla donna di vivere tranquillamente la sua vita quotidiana non era calcolato.
Gli assorbenti si usavano anche nell’antico Egitto (erano fatti di papiro) e nell’antica Roma (erano fatti di stracci), ma nonostante cambiassero i materiali, fino alla fine dell’800 erano molto scomodi e dovevano essere costantemente lavati e riutilizzati. Con l’avvento di una moda femminile sempre più succinta, e la necessità di una certa praticità, inizia a porsi in modo sempre più pressante anche il problema della gestione del ciclo mestruale. I primi assorbenti usa e getta vengono in realtà da un’idea che Benjamin Franklin aveva avuto per fermare le emorragie di sangue dei soldati. Johnson & Johnson, poi, nel 1888 crea i primissimi assorbenti usa e getta destinati a un pubblico unicamente femminile.
Nello stesso periodo si inizia anche a cercare un metodo interno: da questa ricerca, praticamente nello stesso momento, prende avvio sia la storia dei tamponi sia quella della coppetta mestruale. Anzi, il primissimo prototipo della coppetta viene realizzato prima della diffusione degli assorbenti esterni usa e getta, nel 1867, anche se sembrava un po’ uno strumento di tortura. Bisogna però aspettare gli anni ’30 perché venga commercializzata. In particolare, in questo periodo vengono registrati due brevetti diversi: uno, disegnato da Dainette, nel 1932 e l’altro, disegnato da Leona W.Chalmers, attrice e inventrice, nel 1937.

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Per facilitarne la diffusione, Leona Chalmers scrive anche un libro in cui spiega a tutte le donne come utilizzarla. Si tratta di un libro che potrebbe farci comodo anche oggi, perché, se guardiamo bene la coppetta della Chalmers ci accorgiamo che è praticamente identica a quella che troviamo in farmacia, con l’unica differenza dei materiali: la prima era costruita in gomma vulcanizzata, mentre quella attuale è in silicone chirurgico.
Comunque, con il supporto dell’azienda Tassette Inc. la Chalmers riesce, alla fine degli anni ’50, a produrre e commercializzare la sua coppetta. Robert Oreck, fondatore della Tassette, racconta che fu un’impresa molto difficile: era appena finita la seconda guerra mondiale, le materie prime erano scarsissime, quindi la produzione complicata e, cosa ancora più importante, era quasi impossibile riuscire a pubblicizzare il prodotto senza fare riferimento diretto al modo in cui andava utilizzato, cioè inserendolo all’interno della vagina. Oreck e Leona Chalmers riescono incredibilmente a realizzare una piccola campagna pubblicitaria radiofonica e a pensare a dei manifesti “non offesivi”. Iniziano così a comparire per strada cartelloni con su scritto “abbiamo finalmente trovato un nuovo metodo: non è un tampone e neanche un fazzoletto”, ma le cose non vanno bene. Uno di questi cartelloni, appeso a Broadway, causa una serie di proteste e la Tassette non guadagna nulla dalla vendita della coppetta, che viene quindi ritirata dal mercato.

Secondo Oreck la coppetta non vendeva per diverse ragioni: perché il materiale era ancora troppo rigido e difficile da usare, perché c’era una certa resistenza all’idea di doverla lavare ogni volta e perché, in generale, chi ne era soddisfatto non era incentivato a comprarne un modello nuovo.
Nonostante il fallimento, però, nel 1970 Tassette Inc. prova a lanciare sul mercato un nuovo modello di coppetta, che corregge gli errori di quella precedente e per vendere di più è fatta di un polimero elastomero particolare, cioè è usa e getta: si chiama Tassaway. Nonostante i miglioramenti anche nelle vendite nel 1972 Tassette chiude per problemi fiscali.
Una nuova coppetta, molto simile a quella di Tassette, compare invece nel 1987: si chiama The Keeper, è fatta in gomma naturale e ideata dalla fondatrice della stessa società, Lou Crawford. The Keeper è ancora oggi una delle coppette più vedute nei Stati Uniti.
Nel 2002 invece la britannica Mooncup Ltd lancia sul mercato la prima coppetta in silicone chirurgico, che è attualmente una delle più famose: la Mooncup, appunto. A partire dalla Mooncup si sono poi sviluppate marche di coppette leggermente diverse, per forme, misure e colori.

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Perché è ancora poco usata

Tornando quindi alla questione iniziale è chiaro che lo scarso successo della coppetta mestruale non può essere spiegato con la sua storia recente, perché abbiamo visto che la sua storia non è affatto recente. Una delle ragioni per cui la coppetta mestruale non ebbe particolare successo quando fu lanciata sul mercato alla fine degli anni ’50 è che la sessualità femminile, e quindi in generale l’organo genitale femminile, era ancora considerata un tabù. La conoscenza del proprio corpo da parte delle donne non era caldeggiata in nessun modo e l’inserimento di qualcosa nella vagina non era ben visto. Non a caso, anche gli assorbenti interni all’inizio non ebbero molto successo e quelli più utilizzati erano gli assorbenti esterni.

Oggi invece cosa succede? In realtà oggi le cose sono cambiate, è vero, ma il cambiamento ci mette sempre un po’ a diventare definitivo. I tabù sul ciclo mestruale e sulla sessualità femminile ci sembrano lontani eppure sono ancora in parte alcuni dei fattori per cui – consciamente o inconsciamente – opponiamo resistenza all’utilizzo della coppetta. Perché siamo convinti che l’inserimento sia più laborioso rispetto a quello richiesto dai tampax, perché ci dà fastidio doverla svuotare e poi lavare, perché in alcuni casi pensiamo ancora che sia “sporca”. A questa forma di pregiudizio persistente si aggiunge poi il fatto che la coppetta è oggettivamente poco pubblicizzata: a fronte di tante pubblicità degli assorbenti esterni o delle creme vaginali non se ne vede quasi nessuna sulla coppetta mestruale. Perché? Perché proprio il suo basso costo la rende di scarso interesse anche per le stesse industrie farmaceutiche che dovrebbero pensare alla sponsorizzazione.

Infine c’è anche un’inevitabile fattore di pigrizia: iniziare a usare la coppetta, come ogni cosa nuova che si prova per la prima volta, significa modificare in piccola parte le nostre abitudini e non sempre ci piace farlo. Forse, però, questa volta potrebbe valerne la pena, e lo dico da persona che la coppetta mestruale non l’ha mai usata.

Un po’ di video per imparare a sceglierla e usarla

Nel caso in cui qualcuna di voi avesse deciso di volersi convertire alla coppetta ho pensato che una breve guida al suo utilizzo e alla scelta tra le varie tipologie che sono in circolazione potesse essere utile. Quindi, eccola qui: